Christopher Le Brun - New Painting

Lisson Gallery, London, UK

4 luglio – 18 agosto, 2018

 

La prima personale di Christopher Le Brun presso la Lisson Gallery presenta una nuova serie di opere astratte realizzate negli ultimi due anni, il cui culmine è rappresentato da una serie di grandi tele: alcune contraddistinte da un tratto leggero, altre da una densa stratificazione di gesti e materia cromatica. Questi lavori testimoniano un momento di straordinaria maturità nei suoi quarant'anni di carriera. Celebre figura dell'arte britannica fin dai primi anni '80, Le Brun ha ricoperto un ruolo istituzionale di rilievo anche come Presidente della Royal Academy of Arts di Londra dal 2011, anno in cui l'istituzione celebrava il suo 250° anniversario.

Le superfici vibranti e luminose dei suoi recenti oli su tela — caratterizzate da passaggi di pittura pura che si potrebbero definire al contempo luminosi e spirituali — rappresentano ciò che l'artista descrive come risposte «primarie e prive di ironia» all'atto stesso del dipingere, piuttosto che commenti metapittorici sul processo o omaggi ai maestri del passato. Non mancano tuttavia suggestivi riferimenti alla musica e alla letteratura. Tra questi spicca Concert (2017), una composizione che sembra far confluire in un'unica visione i molteplici filoni della sua produzione recente, come se Le Brun stesse dirigendo ogni strumento dell'orchestra verso un'esplosione armonica e finale.

I titoli e le opere in mostra si intrecciano spesso con citazioni poetiche: ad esempio, The King's Highway (2017) riprende un verso della poesia The Jumping Boy (2006) di Geoffrey Hill — «He is at home on the king’s highway» —, a testimonianza della totale dedizione dell'artista alla propria vocazione pittorica sopra ogni altra cosa.

In questo nuovo nucleo di opere affiorano anche le influenze della grafica e del disegno. In particolare, Le Brun sceglie di tracciare le linee direttamente con il beccuccio del tubetto di colore o di muovere il pigmento sulla tela con la spatola. La punta del tubetto o la lama finiscono così per solcare la superficie pittorica, dando vita a tecniche assimilabili allo sgraffito o all'intaglio, di chiara derivazione scultorea e incisoria. Ogni segno e ogni tocco sono parte di un flusso continuo di stratificazioni e ritocchi accumulati nell'arco di molti mesi, rivelando l'ampiezza dell'esperienza tecnica e conoscitiva dell'artista. Questa ricerca evoca quanto scrisse il saggista inglese Walter Pater nel 1869 a proposito dell'opera di Leonardo: «È il paesaggio non dei sogni o della fantasia, ma di luoghi lontani e di ore sottratte a mille altre con un miracolo di finezza». Questa sensazione di perenne trasformazione e sovrapposizione porta alcune opere ad avvicinarsi a un campo visivo all-over, in un fragile equilibrio tra unità e caos perfettamente bilanciato sul piano spaziale e tonale. Talvolta Le Brun lascia che un frammento di margine, una linea d'orizzonte o un bordo interrompano la forza turbolenta dell'interno, mentre la sua spiccata sensibilità cromatica alimenta il costante scambio di movimento, energia, calore e luce che attraversa l'intera esposizione.

Luglio 4, 2018
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