“Cerco di costruire immagini che non siano narrative, ma che funzionino come sistemi: mi interessa lavorare sulla percezione, su ciò che si vede e su ciò che resta nascosto.

La struttura è sempre molto controllata, ma allo stesso tempo deve lasciare spazio a qualcosa di imprevedibile, dove la luce non è solo un effetto, ma un materiale che modifica completamente l’opera.

Le mie opere non raccontano una storia, ma creano una condizione, portando lo spettatore dentro uno spazio che non è mai completamente definito.”

La Galleria Thomas Brambilla è orgogliosa di presentare la terza mostra personale dell’artista Erik Saglia, che inaugurerà il 16 maggio 2026.

La mostra presenta sette nuove opere della serie Spaced Out, realizzate in alluminio verniciato e luce LED. Questi lavori segnano uno sviluppo rispetto alla precedente pratica pittorica di Saglia, introducendo la luce e elementi tecnologici pur mantenendo il suo focus su immagini essenziali e sulla tensione tra percezione e struttura, tra visibilità e occultamento.

Il titolo della mostra, ispirato al filosofo Yuk Hui, fa riferimento all’idea di un “nulla infinitamente potenziale” — non come assenza, ma come sospensione di forme determinate in cui tutto può emergere. Questo concetto mette in discussione una visione lineare e progressiva della modernità tecnologica, suggerendo invece una pluralità di futuri possibili e alternative ai sistemi standardizzati.

Le strutture circolari e modulari delle opere, attraversate da pattern seriali e campi luminosi, ricordano dispositivi tecnici ma sono prive di una funzione chiara, apparendo come elementi astratti separati da infrastrutture invisibili. La luce LED svolge un ruolo attivo, modellando il colore e la percezione spaziale, mentre le superfici riflettenti e le variazioni cromatiche fanno sì che le opere cambino a seconda della posizione dell’osservatore e delle condizioni ambientali.

Nel contesto di una più ampia crisi sistemica, la mostra riflette sul rapporto tra arte, storia, materia e tecnologia. Piuttosto che illustrare un messaggio fisso, le opere creano condizioni percettive in cui il significato può emergere. L’astrazione diventa così un modo per confrontarsi con la complessità senza ridurla, sottolineando frammentazione e differenza come posizioni sia estetiche sia politiche. Il “nulla” del titolo non è quindi un vuoto da colmare, ma una soglia attiva di possibilità — uno spazio in cui la percezione si sospende e nuove idee possono prendere forma.